19 dicembre 2012

Conosciamoli meglio: ENRICO NOE'



Nel calcio il ruolo del portiere è probabilmente il più delicato di tutti. Ogni piccolo errore infatti può costare caro alla squadra e pertanto difendere la porta richiede una grande capacità di concentrazione e di freddezza. Nonostante debba ancora compiere 18 anni il nostro Enrico Noè sta dimostrando delle capacità fuori dal comune in questo ruolo e come direbbe lui una certa “padronanza della situazione”. Secondo Enrico infatti l'età non conta per poter essere un buon portiere (e la statura aggiungiamo noi visti i suoi 180 cm), l'importante è la capacità di farsi rispettare in campo sapendo comandare la difesa ed assumendosi le proprie responsabilità di fronte alle situazioni di pericolo: “cerco di essere una via di mezzo tra il rilassato e il nervoso durante i 90' perchè ho imparato che il portiere deve restare lucido e non può mai permettersi cali di tensione”. Una fatto naturale per lui che ha la rara dote di sapersi fare dell'autocritica e non sopporta le emozioni negative che seguono un gol subito. E pensare che questo ruolo ha un origine casuale e risale al suo primo anno di calcio, il 1999: “giocavo al Lido a due passi da casa e sono finito in porta perchè a nessuno piaceva farlo mentre a me faceva lo stesso, l'importante era giocare!” ricorda Noè. E quei guantoni grandi per un bimbo di appena 4 anni piano piano cominciano ad aderire sempre meglio alle sue mani. La prima esperienza da ricordare per il nostro portiere avviene nel 2004 al torneo “città di Misano” dove partecipa assieme al compagno Gianluca Fuxa ottenendo un soddisfacente secondo posto. Nel 2005 invece viene selezionato dal ds del Marcon Sandro Gaio per disputare due tornei internazionali: il “città di Breda” tenutosi in Olanda e un torneo regionale in Austria “E' stato bellissimo partecipare a delle esperienze del genere e giocare addirittura contro squadre professionistiche come abbiamo fatto in Olanda -spiega Enrico-, in Austria invece abbiamo vinto più partite ma ricordo la beffa nell'aver perso la finale solo ai tempi supplementari”. Queste prime esperienze e il buon rapporto con Gaio, un dirigente capace di valorizzare i giovani, convincono Enrico a trasferirsi a Marcon nell'estate del 2007. “Sono stati due anni importanti per me che ricordo con molto piacere in particolare il secondo” continua Noè, che con la sua nuova squadra conquista subito il campionato giovanissimi, guadagnandosi anche una chiamata nella selezione provinciale. Il 2008-09 si apre invece con la possibilità di partecipare ad alcuni ritiri prestigiosi: Milan, Juventus e Chievo sono tutte ad allenarsi nella zona veneta e i giovani del Marcon realizzano il sogno di giocare con i propri idoli. Enrico terminerà il campionato al secondo posto ma l'esperienza da ricordare è il “Torneo delle Regioni” di Catania che lo vede tra i protagonisti: “sono stato molto colpito dal livello dei partecipanti, molti dei quali oggi giocano in squadre professionistiche. Dopo la prima in panchina ho giocato tre partite da titolare contro il Lazio, Toscana, dove sono riuscito a parare un rigore e Campania che ci ha eliminato dal torneo. Resta comunque un ottimo ricordo.” Le sfide a livello regionale si ripetono nel campionato successivo dove Noè indosserà la casacca del Noventa contribuendo a raggiungere l'obiettivo salvezza, nonostante un ambiente societario poco sereno a causa delle difficoltà economiche. Nell'estate del 2010 Enrico realizza il sogno di qualsiasi calciatore veneziano: indossare la maglia arancioneroverde. L'esperienza però si rivelerà fallimentare a causa di due seri infortuni che lo terranno quasi sempre lontano dal campo: “ho aspettato a lungo la chiamata del Venezia che secondo me era arrivata nel momento giusto e sono molto amareggiato per non aver potuto dimostrare il mio valore” confessa Enrico. Le sue sfortune iniziano durante la seconda settimana di preparazione estiva quando, nell'effettuare una parata, gli si rompe il tendine sovraspinoso della spalla sinistra costringendolo a fermarsi fino a dicembre. Tornato in campo giusto per riassaporare la gioia della partita ecco che alla seconda presenza da titolare contro il Lia Piave arriva un nuovo stop: a 5' dalla fine il robusto attaccante avversario lo travolge in un contrasto, il responso è impietoso: labbro rotto e sublussazione della spalla destra giusto per fare l'en plein.
Enrico riesce a recuperare per fine stagione ma le 4 partite giocate non gli valgono la riconferma. Ecco che a questo punto entra in scena il team manager Marcello Benedetti, uno che i calciatori veneziani sa sceglierli bene: “col senno di poi posso dire che è stata una fortuna non essere rimasto a Venezia visto che qui a Mogliano sto benissimo” commenta Enrico che non esclude però un futuro da girovago: “di solito per un veneziano avere la possibilità di giocare a casa significa un po' rinchiudersi in una bolla, io invece ho voluto fare esperienza lontano per avere la possibilità di conoscere altre realtà e crescere come giocatore”. Insieme ai compagni Fuxa e Ferretti, Enrico impiega circa 3 ore e mezza al giorno per andare agli allenamenti e tornare al Lido ma questo anziché scoraggiarlo fortifica la sua passione per il calcio. Del resto sono già due anni che si allena a Mogliano dove l'anno scorso ha fatto da vice all'esperto D'Este, da cui dice di aver appreso moltissimo, in prima squadra. “L'ultima stagione ho giocato una decina di partite e ricordo in particolare gli incontri di coppa contro Villorba e Preganziol. La prima è stata il mio esordio tra i “grandi” ed ero parecchio teso ma per fortuna non ho toccato molti palloni anche se purtroppo hanno segnato all'88' sull'unico loro tiro in porta! Col Preganziol invece è stata la partita più emozionante che abbia mai giocato, un incredibile 4-4 dove abbiamo subito il pareggio sull'ultima azione a causa di un autogol”. Quest'anno però il nostro portiere è cresciuto molto anche grazie alla sana competizione con Freschi, di un anno più vecchio di lui: “non c'è alcun dualismo con Nicolò anzi lo vedo superiore per via della formazione tecnica che ha ricevuto nelle giovanili e con lui ho un ottimo rapporto. Certo stare in panchina non piace a nessuno dei due ma accettiamo sempre la decisione del mister. Rispetto all'anno scorso sento di sapermi adattare meglio alla partita e non ho più addosso tutta la pressione del debuttante”. Un ultima battuta Enrico ce la regala sulla squadra di quest'anno dove ha la possibilità di scendere in campo assieme a molti giovani: “secondo me giochiamo talmente bene che a volte gli avversari hanno paura di noi, come è successo a Noale dove anziché imporre il loro gioco gli avversari hanno preferito chiudersi, sono sicuro che se andiamo avanti cosi ci sarà da divertirsi”.

4 commenti:

  1. gran bravo ragazzo, prima che gran portiere!! l'umiltà penso sia la sua forza! un grande!!!

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  2. Sicuramente Enrico ha una forza interiore superiore alla media,Ragazzo straordinario ed intelligente,dentro e fuori dal campo.
    La sua serenità viene trasmessa a tutti,comunque la sana rivalità con Nicolò,altro ragazzo Fantastico,fa si che escano le migliori qualità.Mi auguro da Dirigente dell'Union Pro che questa possa rimanere a lungo in futuro da noi. Bravi..... TM Marcello.

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  3. Enrico ! serra bene i guanti e vai avanti così
    un vecchio, ma vecchio tifoso.

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