17 luglio 2018

GAIBA TORNA ALLO STADIO PER SALUTARE LA NUOVA SOCIETA' - I TIFOSI LO ASPETTANO PER TIFARE INSIEME



MOGLIANO E’ finalmente terminato l’incubo per l’imprenditore Marco Gaiba, 56 anni, titolare della ditta Soluzioni Plastiche di Mogliano ed ex presidente dell’Union Pro che da venerdì è tornato ad essere un uomo libero. Ieri sera allo stadio di Mogliano si è tenuto un simbolico passaggio di testimone fra Gaiba e la nuova società che ha voluto abbracciarlo. Abbraccio che gli rivolgono simbolicamente anche tutti i tifosi Union Pro che lo aspettano per tifare insieme fin dalla prima partita della prossima stagione.

L'INCHIESTA - Gaiba era infatti agli arresti domiciliari ormai dal 9 gennaio coinvolto nell’inchiesta “Stige” legata alle ramificazioni della ‘ndrangheta che aveva portato alle misure restrittive per 169 persone in tutta Italia. Il Tribunale Ordinario di Catanzaro, sezione seconda penale, ha ieri accolto l’appello dei legali di Gaiba riguardo l’annullamento dell’ordinanza cautelare. L’accusa rivolta all’imprenditore moglianese era quella di essere l’intestatario fittizio della società “AG Film S.r.l.” con sede a Cirò Marina che si occupava dell’importazione e della distribuzione di materiale plastico costituita nel 2011 con il socio Francesco Aloe. Gaiba ha sempre sostenuto di non aver mai fatto niente di illecito e aveva ceduto gratuitamente le sue quote ad Aloe già nel 2013 (rimettendoci parecchi soldi) quando aveva capito che il socio non era affidabile. Il Tribunale di Catanzaro dopo mesi di indagini e verifiche è giunto alla conclusione che le accuse che avevano portato alla misura cautelativa degli arresti domiciliari erano infondate e hanno quindi rimesso in libertà Gaiba. A gennaio appena era circolata la voce tutti erano caduti dalle nuvole, soprattutto all’Union Pro, conoscendo la sua correttezza sia come imprenditore che come presidente della società calcistica nella quale aveva messo al primo posto il rispetto delle regole. 

FELICITA' - Gaiba ha commentato così la fine dell’incubo: «Sapevo nel mio cuore di non aver timore della verità ma che anzi dovevo combattere con tutte le mie forze per farla emergere in tutta la sua chiarezza. Nessuno potrà mai dire di me che ho coperto gli interessi di persone dalle quali sono lontano anni luce non solo come distanza fisica ma come valori e formazione personale. In questi 186 giorni ho lottato per questo assieme alla mia famiglia ed ai miei avvocati che ringrazio di cuore. Sono felice che i tre giudici del Tribunale del Riesame abbiano approfondito il mio caso e preso conoscenza e finalmente verificato con professionalità i fatti e le circostanze. Voglio in questo momento di grande gioia ringraziare le moltissime persone che mi conoscono e che mi hanno sempre voluto testimoniare la loro solidarietà ed il loro affetto. Ora cercherò di ricostruire i danni devastanti alle mie attività ed a quelle della mia famiglia creati da questa vicenda con ancora maggiore consapevolezza ed energia. Attendo di finire questo calvario con la mia piena assoluzione quando il processo verrà celebrato».
Alberto Duprè
 

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